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4 utilizzi pratici di bitcoin nella vita reale

Il mondo del bitcoin e delle criptovalute in generale ha conosciuto fasi alterne di popolarità: se da un lato è stato salutato con entusiasmo dagli appassionati informatici di ogni parte del mondo, oltre che dai fan del trading e della finanza speculativa, dall’altro ha vissuto momenti di diffidenza piuttosto marcata, soprattutto per via della cattiva fama di bitcoin stessa. Considerata da sempre una valuta dal valore dubbio (questo per via delle oscillazioni del suo valore piuttosto imprevedibili: è passata, come valore, dai quasi 10.000 € ai meno di 4.000 € attuali, ad esempio), da alcuni una vera e propria truffa o bolla speculativa, non ha mai avuto vita facile e paga anche una cattiva fama poichè viene spesso utilizzata come metodo di pagamento non tracciabile e sostanzialmente “anonimo”.

Eppure bitcoin in generale, come qualsiasi altra criptovaluta, non dovrebbe essere poi considerata così male: questo soprattutto per via delle innovazioni e delle opportunità che sta offrendo nell’ambito dell’IT, anche se poi è vero che non tutti sono effettivamente preparati a coglierle. Vediamo quindi 10 esempi di uso del bitcoin nella vita di ogni giorno, sia per aspetti positivi che per altri più negativi.

Viene usata per pagare prodotti e servizi negli e-commerce

Molti siti di e-commerce si stanno attrezzando per abilitare pagamenti in bitcoin: questo avviene mediante l’equivalente di PayPal o di altri gateway di pagamento specifici per criptovalute. Alcuni esempi di questi servizi sono, ad esempi, il marketplace in cui si possono acquistare bitcoin pagando direttamente altri utenti (Localbitcoins è una delle startup più famose), ma ci sono anche store classici che permettono di pagare così: alcuni esempi sono il celebre servizio di prenotazione hotel Expedia, OpenVPN (acquisto di abbonamenti a VPN per la privacy della propria connessione) e bitdials.eu (un negozio di prodotti di lusso in cui si paga in bitcoin).

Viene usata per pagare prodotti e servizi nei negozi fisici

Non soltanto gli e-commerce si stanno aprendo ai pagamenti in criptomoneta: troviamo anche in Italia moltissimi esercizi commerciali che permettono di pagare il dovuto in bitcoin. Hotel, pub, bar, lezioni di yoga o lingue, e molti altri servizi su base locale si possono ritracciare all’interno di OpenStreetMap, il servizio gratuito che in pratica mappa tutti i negozi che accettano criptomonete. Ci sono anche dei veri e propri bancomat o ATM, ad esempio presso l’azienda Opengra in via Ostiense a Roma, che permettono di comprare criptovaluta da custodire nel proprio wallet (ad esempio un dispositivo USB o uno smartphone).

Viene sfruttata nel dark web

Molto del materiale a pagamento disponibile nello strato più nascosto di internet (come ad esempio virus creati su misura per infettare sistemi, armi, droga e quant’altro) viene scambiato regolarmente mediante transazioni in BTC; questo sembra essere un dato di fatto, anche se poi è più una cosa che viene raccontata da anni e che solo i più esperti riescono effettivamente a tracciare. Senza dubbio, si tratta di uno degli aspetti che ha più contribuito ad una cattiva fama della criptovaluta nella percezione comune: del resto, il BTC è non tracciabile esattamente come il denaro contante, per cui non andrebbe colpevolizzato o addirittura criminalizzato più di quest’ultimo.

Viene utilizzata per pagare i riscatti dei ransomware

Chiunque abbia avuto la sfortuna di avere smartphone o PC infetto da un ransomware, ovvero quel tipo di virus che congela il dispositivo chiedendo un riscatto per riavere il controllo dei propri file, il più delle volte viene esortato a pagare mediante bitcoin ai cyber-criminali. I riscatti possono andare dalle 200 alle 600 euro, ma ci sono casi in cui viene richiesto anche di più: molte persone non sanno neanche come effettuare il pagamento, e così si affidano a qualche esperto di informatica che crea un wallet, lo ricarica ed invia la somma ai criminali. Cosa che, per inciso, sarebbe meglio non fare: si fa prima a non farsi troppe illusioni, a considerare persi i propri file e a formattare il dispositivo – nella speranza di aver fatto precedentemente un backup. Di fatto, l’uso del bitcoin per pagare riscatti di virus molto aggressivi è all’ordine del giorno, ed è uno degli usi più dubbi e controversi della criptovaluta BTC o DASH, ad oggi.

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